Il Vaticano e la censura della satira


16 nov, 2006
 Nessuno    Politica

Il mondo dello spettacolo ha scatenato le ire della Chiesa cattolica.


Crozzapapa Il mondo dello spettacolo ha scatenato le ire della Chiesa cattolica. A salire sul banco degli imputati sono questa volta Maurizio Crozza e Fiorello, autori rispettivamente della divertente imitazione di papa Benedetto XVI e del suo segretario personale. “ È una parodia dopolavoristica che non rispetta i cristiani che danno lavoro a voi clown”, si tuona dalle pagine di “Avvenire”, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana.
Nei fatti, si ripete la stessa vicenda che solo poco tempo fa ha coinvolto un giornale danese, reo di aver pubblicato delle vignette umoristiche del profeta Maometto. Allora, l’episodio scatenò le ire delle più alte sfere religiose islamiche ed una sollevazione popolare che si tradusse poi in vere e proprie minacce di violenza.
Fortunatamente, nei paesi moderni - al contrario di quanto accade nel mondo arabo - i comici non rischiano la vita se osano fare della satira su un personaggio religioso. Oggi.
Solo qualche secolo addietro, invece, chi avesse osato farlo avrebbe corso il serio rischio di essere rinchiuso in una cella, torturato e bruciato vivo per mano della religione che fu dominante in Europa: il Cristianesimo
Oggi non più. Esistono delle leggi che lo vietano e che proteggono quel diritto al libero pensiero delle quali sono figlie. Ma lo spirito fanatico e conservatore proprio del Medioevo è ancora ben vivo e vegeto, e la Chiesa cattolica mostra in questa occasione la sua vera natura.
Se il Papa ed il suo seguito desiderano prendersi talmente sul serio da non tollerare la minima concessione all’umorismo ed alla satira, che lo facciano pure tra le mura vaticane: seppure sia una scelta criticabile, è la loro libertà e dunque affar loro.
È inaccettabile, al contrario, pretendere ed imporre che gli altri abbiano la stessa visione fanatica ed intollerante del mondo, facendo credere che il problema sia di coloro i quali esercitano il proprio diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sicuramente il più bel frutto della moderna civiltà.
In realtà, la vicenda va ben oltre una mera questione di suscettibilità e nasconde un pericolo molto più grave: l’estremo tentativo da parte di una cultura primitiva ed intollerante di imporsi nei confronti di una cultura liberale ed osservante dei diritti dell’uomo, che sanciscono senza equivoci il diritto “…alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” (Art. 19 - Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo)
Il paradosso è che si tratta dello stesso principio a cui si appella la Chiesa per giustificare le continue e soffocanti intromissioni clericali nelle questioni pubbliche del paese: che ipocrisia!
Se il mondo civile e moderno accettasse di limitarsi nei propri diritti e nelle proprie libertà per non offendere la presunta suscettibilità di certi personaggi, sarebbe un pericoloso passo indietro verso una società medievale.
Al contrario, non solamente non dobbiamo lasciarci influenzare da questi deliri di onnipotenza, ma promuovere al massimo il costume della satira e della parodia per scrollarci definitivamente di dosso i resti di una cultura retrograda che ci vuole tutti sottomessi alla “sharia” cattolica.
E se gli integralisti non trovano di buon gusto che si rida di loro e si sentono in qualche modo offesi, non resta loro che praticare lo sport nazionale più diffuso: lo zapping.