Lettera aperta ad Andrea Rivera


07 mag, 2007
 Nessuno    Politica

Carissimo Andrea,


Rivera Carissimo Andrea,

Le scrivo all’indomani del concerto del primo Maggio che Lei ha così brillantemente condotto e che forse neanche Lei immaginava potesse sollevare così tante polemiche.

Mi riferisco al clamore suscitato in seguito alle Sue dichiarazioni, quando ha affermato tra il serio e l’ironico che "Il Papa ha detto di non credere nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta…" ed anche "Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana. E' giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di SLA, ma c'erano due ladroni".

Ebbene, carissimo Andrea, non solo desidero esprimerLe a nome del Movimento Raeliano Italiano tutto il mio sostegno per l’accaduto e la solidarietà per le critiche ricevute, ma anche una profonda e sentita disapprovazione per le scuse da Lei presentate all’indomani del Suo intervento.
Si è giustificato dicendo che non era Sua intenzione offendere il papa, tanto meno la Chiesa cattolica. Da quando esprimere la propria opinione nei toni e nei modi da Lei usati – del tutto pacati – può essere considerata un’offesa? Ma soprattutto, da quando dire la verità è diventato un atto di terrorismo?

E’ inaccettabile che qualcuno abbia qualificato la sua critica – condivisibile o meno, ma comunque legittima e rispettabile – al pari di un atto criminale. Come chiamare invece la volontà esplicita d’imporre alla massa il proprio ed unico pensiero se non un vero e proprio comportamento fascista, degno del regime più totalitario?

Nessuno può pretendere di limitarci in quello che è un nostro diritto fondamentale, fiore all’occhiello della moderna civiltà – la libertà di espressione e di opinione – ottenuto a caro prezzo vincendo la feroce opposizione di chi gli preferiva l’uso della mordacchia.

Perché dovremmo accettare l’ossessivo giudizio da parte della Chiesa circa ogni aspetto della nostra vita, pubblica e privata, ma non potremmo fare la stessa cosa nei suoi confronti? Perché in un caso si fa appello ai propri diritti e nell’altro si parla di terrorismo? Perché due pesi e due misure?

La libertà di espressione, garantita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla nostra Costituzione – che ne trae ispirazione - comprende a pieno titolo anche il diritto di non essere d’accordo con l’altrui pensiero ed il diritto di critica. Essa non è qualcosa che si ottiene per gentile concessione degli altri. Non dipende dagli umori di nessuno. E’ un diritto, e come tale tutti ne devono poter usufruire in egual misura.

E’ stato accusato di aver usato le telecamere per fare della propaganda ideologica. Sì! Osi dirlo! È così e non vi è nulla di cui vergognarsi! Ci sono delle trasmissioni che lo fanno, ci sono dei telegiornali che lo fanno, lo fa il Santo Padre – quello stesso i cui rappresentanti hanno osato definirla un terrorista – la domenica in mondovisione. Perché non potrebbe o non dovrebbe farlo Lei?

Fortunatamente, sono sempre più numerosi i personaggi pubblici che si alzano per prendere posizione, osar dire quello che pensano e rompere quella sorta di pretesa immunità dietro la quale si nascondono le istituzioni religiose e politiche di questo paese.

Sfortunatamente, si rimettono subito seduti, intimoriti ed intimiditi al primo levar di voci. Fiorello, Maurizio Crozza, ora Lei… certo non deve essere facile quando si rischia il proprio posto di lavoro. Ma è più facile andare a dormire ed ascoltare la propria coscienza?

Spero in una generazione di artisti, di scienziati, di filosofi che, un giorno, si alzeranno in piedi e continueranno a rimanerci, fieri ed orgogliosi, anche quando tutti gli altri urleranno loro di tornare al proprio posto.

Forse Lei, forse la prossima volta.

Cordiali saluti,

Carlo Nanni
Relazioni Esterne del Movimento Raeliano Italiano