Lettera aperta al Presidente della Regione Lazio sulla questione OGM


01 nov, 2005
 Nessuno    Politica

Egr.


Ogm2Egr. Dott. Piero Marrazzo,

mi rivolgo a Lei in merito alla recente decisione da parte della Giunta Regionale di varare la nuova legge in materia di Organismi Geneticamente Modificati, facendo della regione Lazio la prima regione italiana ad intervenire in materia con una precisa normativa varata addirittura come \"disposizione urgente\".
Come cittadino e responsabile regionale per il Movimento Raeliano, non posso che sentirmi deluso da questa decisione che orienterà negativamente, e in modo ingiustificato, la scelta dei cittadini senza che alla base esista una documentata motivazione scientifica, e che priverà la nostra regione di una risorsa alla quale, nell’ambito della comunità scientifica, vengono attribuite straordinarie potenzialità ed applicazioni.

Come potrebbero i consumatori fare la propria scelta in tutta libertà ed in modo razionale e ponderato, se non solo non hanno accesso alle informazioni scientifiche in materia, ma addirittura un’istituzione come la Regione Lazio adotta delle misure \"urgenti\" senza motivare in alcun modo tale allarmismo?

Leggo che l’assessore Valentini ha dichiarato compiaciuto che la nuova norma \"è una risposta doverosa al bisogno di sicurezza e serenità sentita dai consumatori…\". Mi chiedo se non fosse stato sufficiente, per assolvere a tale nobile fine, semplicemente informare i cittadini…

Mi chiedo se non fosse stato sufficiente rendere noto che la Commissione Europea ha promosso e finanziato, negli ultimi 15 anni, 81 progetti di ricerca, che hanno impegnato oltre 400 team (composti di ricercatori che operano in strutture pubbliche europee) e hanno comportato investimenti per circa 70 milioni di Euro.

Nel valutare nel suo complesso questa accurata attività di studio e di indagine, la Commissione Europea è giunta alle seguenti conclusioni:
\"Queste ricerche dimostrano che le piante geneticamente modificate e i prodotti sviluppati e commercializzati fino ad oggi, secondo le usuali procedure di valutazione del rischio non hanno presentato alcun rischio per la salute umana o per l’ambiente. Anzi l’uso di una tecnologia più precisa e le più accurate valutazioni in fase di regolamentazione rendono probabilmente queste piante e questi prodotti ancora più sicuri di quelli convenzionali…\".

Forse poteva essere utile informare i consumatori sulla posizione in materia da parte del massimo organismo internazionale in fatto di salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la quale ha dichiarato senza possibilità di fraintendimenti che \"i cibi geneticamente modificati, normalmente disponibili sul mercato internazionale, sono stati oggetto di valutazioni e non presentano rischi per la salute umana\".

E se ciò non fosse bastato, si poteva forse citare il manifesto presentato nel Novembre del 2004 a Milano dal professor Umberto Veronesi e redatto da 19 società scientifiche italiane in rappresentanza di oltre 10.000 ricercatori, documento che prende posizione contro chi, \"con una insensata caccia alle streghe, si oppone all'agricoltura transgenica mentre accetta lo stesso identico processo quando si tratta di ricavarne medicinali innovativi\".

Queste le sue parole: \"I cibi geneticamente modificati non nascondono alcun rischio per la salute. Nessuna indagine epidemiologica dimostra l'esistenza di danni provocati da questi alimenti, che anzi sono più sicuri di quelli cosiddetti 'naturali' perchè molto più controllati... si dimentica poi che il Dna dell'uomo non è diverso da quello di ogni altro essere vivente e che il meccanismo con cui nasce un cibo Ogm è lo stesso seguito da tutti gli agricoltori da duemila anni, quando incrociano piante per migliorarle\".

Il professor Giorgio Poli, preside della Facolta' di Medicina veterinaria all'Università degli Studi di Milano, aggiunge: \"ci preoccupiamo di cibi Ogm, che studi pubblici finanziati dall'Ue con 70 milioni di euro hanno dimostrato essere sicuri, ma non di alimenti 'sporchi' di tossine cancerogene, escrementi, metalli pesanti e pesticidi\".

Non si dovrebbe forse, per onestà intellettuale e per garantire la salute dei cittadini, imporre che, anche nel caso di prodotti ortofrutticoli convenzionali, venga segnalata la presenza all’interno di un dato prodotto di pesticidi, fungicidi e di tutte quelle sostanze che numerosi studi hanno dimostrato avere un impatto nocivo non solo sulla nostra salute, ma anche sul nostro ambiente? Non pensa che i consumatori sarebbero in questo caso ancora più \"liberi\" di quanto lo possano essere ora?

Se davvero lo scopo è quello di proteggere la nostra salute ed il nostro ambiente, siate coerenti…

A questo scopo, Rael, fondatore e leader del Movimento Raeliano (www.rael.org), ha lanciato a livello internazionale una procedura per determinare il grado d’impatto ambientale dei prodotti immessi sul mercato, affinché i consumatori possano, al momento dell’acquisto, valutarne il reale livello d’inquinamento.

Il GPI (Global Pollution Index – Indice di Inquinamento Globale), realizzato e brevettato da scienziati raeliani, è dunque un sistema standardizzato che permette di assegnare a ciascun prodotto, o servizio erogato, un valore numerico che quantifica il suo grado d’inquinamento, e questo in tutte le sue fasi - dalla realizzazione al consumo - fino allo smaltimento.

Nel caso degli OGM, i consumatori si renderanno facilmente conto che il cibo geneticamente modificato è più sano e meno inquinante di quello a prodotto in coltura biologica o tradizionale ed orienteranno di conseguenza le loro scelte d’acquisto. Il GPI dei cibi geneticamente modificati risulterà essere infatti fino a 10 volte più basso rispetto a quello dei prodotti tradizionali, visto lo scarsissimo uso di pesticidi, fungicidi e/o concimi che la loro coltivazione richiede.

E la regione Lazio, invece di destinare i soldi dei contribuenti - i nostri – al mantenimento e allo sviluppo di colture nocive per noi ed il nostro ambiente, potrebbe distinguersi per essere la prima regione italiana ad adottare il GPI a tutela della salute dei suoi cittadini e del suo patrimonio ambientale, divenendo un esempio da seguire per le altre regioni italiane.

RingraziandoLa per il tempo concessomi, Le invio i miei più sentiti e cordiali saluti.


Carlo Nanni

Responsabile regionale per il Movimento Raeliano