Lettera Aperta al Presidente della Regione Lazio


13 set, 2005
 Nessuno    Politica

<img src='e107_images/news/Marrazzo.gif' align='left' vspace='10' hspace='10'>Egr.


<img src='e107_images/news/Marrazzo.gif' align='left' vspace='10' hspace='10'>Egr. Dott. Piero Marrazzo,

sono lieto di potermi rivolgere a Lei dopo averLa conosciuta ed apprezzata per la professionalità delle sue iniziative, che si sono sempre distinte per essere anticonformiste, controcorrente, in difesa dei diritti civili e delle libertà personali.
Desidero portare a Sua conoscenza una questione alla quale non dubito riserverà la giusta attenzione e che già in passato non ha mancato di suscitare polemiche e discussioni.
La Regione Lazio ha concesso il proprio patrocinio alla realizzazione di un "Ambulatorio antisette" da parte dell’ICCA (International Crime Analysis Association), associazione no-profit che svolge attività di studio in aree psicologico-giuridiche e criminologiche ed il cui scopo sarebbe quello di offrire una consulenza gratuita a tutti coloro che sono entrati all’interno di un culto distruttivo (o alle loro famiglie) e che vogliono cercare di uscirne.
Molto si è discusso circa la parola "setta" e l’uso che è consono farne. Nel passato veniva usata per indicare la religione o la spiritualità degli altri, diversa dalla propria e comunque non cattolica, quindi eretica. Anche se legislatori e sociologi dell’era moderna si sono preoccupati di correggere il tiro coniando nuove definizioni più rispettose della dignità umana, questo retaggio culturale è rimasto.
Nel corso degli anni, poi, l’uso e l’abuso di questo termine da parte di persone non qualificate ha fatto sì che la parola venisse spesso (e a sproposito) associata a fatti di cronaca o di costume che hanno contribuito a rafforzare, nell’immaginario collettivo, l’idea che una "setta", e quindi un pensiero o una filosofia diversa dalla propria, sia qualcosa di male, di pericoloso per sé e per gli altri, qualcosa da combattere.
Questo principio è stato, e lo è tutt’ora, alla base dell’intolleranza e della discriminazione che tante persone, in Italia come nel mondo, sono costrette a subire. Seri professionisti, padri e madri di famiglia, cittadini irreprensibili sono oggetto di prevaricazioni sul posto di lavoro, abusi da parte delle istituzioni, sopportano ogni giorno i commenti e gli sguardi di vicini e conoscenti, costretti a vivere la propria diversità come fosse un marchio infamante.
D’altra parte già qualcuno fu obbligato ad indossare una stella gialla sul petto e questo fu l’anticamera del più grande crimine mai commesso nella storia dell’uomo. Qualcuno che lo ha vissuto può ancora raccontarlo…
Essere "anti-sette" in questi termini, senza alcuna sfumatura o distinzione, equivale ad essere "anti–rispetto" per le scelte degli altri e le libertà di tutti.
Questo vuol forse dire che non esistono organizzazioni che non rispettano le leggi e gli altrui diritti? Evidentemente no e queste devono essere perseguite a termine di legge visto che esistono leggi a questo scopo.
Ma è disonesto voler far credere che tutto ciò che è "setta", e quindi nell’immaginario collettivo semplicemente "diverso", sia associabile a qualcosa di distruttivo per le persone.
Allo stesso modo è disonesto voler far credere che esso sia un fenomeno riconducibile esclusivamente alle minoranze. Vi sono delle chiese e delle religioni ufficialmente riconosciute, a partire da quella cattolica, al cui interno si compiono sistematiche violazioni dei diritti umani ma contro le quali si alzano ben misere voci.
Forse i cittadini non devono godere ovunque di pari dignità? Forse le libertà violate lo sono meno in un caso che in un altro? O siamo di fronte soltanto ad una pura ipocrisia?
In una "patria" che sta diventando sempre meno "nostra" e sempre più un "villaggio globale", in cui la cultura del pensiero unico sta morendo lasciando il posto ad una società multietnica e multireligiosa, la priorità non deve essere la separazione, bensì l’integrazione.
Accordando il proprio patrocinio a questa discutibile iniziativa, la Regione Lazio non contribuisce certamente alla creazione di un clima di rispetto fra le diverse religioni e credenze. Inoltre essa diviene complice nel creare, se non sulla carta certamente nei fatti, un nuova figura: il sotto-cittadino italiano.
La Regione Lazio avrebbe invece oggi la possibilità ed il dovere di essere un punto di riferimento per i propri cittadini, per tutti indistintamente, in questo periodo cruciale di profondi cambiamenti ed innovazioni in cui già ora il nostro vicino di casa non parla la nostra lingua o non crede nello stesso Dio.
Per questo motivo, e con tutto il rispetto che ho per Lei e per la carica che Lei ricopre, Le propongo di:

- Ritirare il proprio patrocinio per una iniziativa le cui finalità sono equivoche e non rispettose della dignità di OGNI cittadino.

- Costituire un osservatorio affinché le leggi ed il diritto nazionale ed internazionale siano rispettati all’interno di TUTTE le organizzazioni religiose e/o filosofiche, riconosciute e non, siano esse minoritarie o maggioritarie.

- Istituire un dipartimento il cui scopo sarebbe quello di agevolare l’integrazione nella regione di singoli individui e/o minoranze filosofico/religiose, denunciando eventuali abusi o soprusi.

- Realizzare e/o finanziare iniziative allo scopo di promuovere la conoscenza e l’informazione obiettiva dei culti e delle filosofie minoritarie, ad iniziare dalle scuole, che siano in accordo con il rispetto dei diritti umani.

RingraziandoLa in anticipo per il tempo che avrà deciso di accordarmi, Le invio i miei più sinceri e cordiali saluti,


Carlo Nanni

Responsabile regionale per il Lazio del Movimento Raeliano