Lettera aperta al direttore di "La Repubblica" Ezio Mauro


28 mag, 2008
 Nessuno    Mondo

Egr.


Ezio Mauro Egr. Sig. Direttore,

mi chiamo Vittorio Vegni, sono il Responsabile delle Relazioni Pubbliche del Movimento Raeliano Italiano, un movimento religioso presente in 93 Paesi al mondo, tra cui l’Italia, dove conta un nutrito numero di aderenti e simpatizzanti.

Per conto dell’Organizzazione alla quale appartengo, richiamo la Sua attenzione su due articoli di venerdì 16 maggio, presenti a pag. 46 e 47 del quotidiano che Lei dirige. Questi articoli sono collegati alla prima pagina R2 “L’inchiesta - Le psico-sette che manipolano i cervelli” a firma di S. De Riccardis e G. Romagnoli.

Nel primo articolo si legge: “Sequestrano la mente e la tengono in ostaggio. Promettono di salvare dai dolori e malattie, di liberare da traumi e fallimenti del passato, ma intanto svuotano la testa e la riempiono di illusioni, di certezze granitiche… Un mostro che sbriciola la mente e annulla le coscienze ecc. ecc.”

Nell’articolo seguono terrificanti descrizioni riguardo a sedute fatte di lunghi intervalli tra i pasti, il poco sonno, la fame, la sete e la stanchezza che alterano i ritmi cardiaci e favoriscono l’incoscienza, rendendo l’organismo più malleabile alle suggestioni.

Il secondo articolo, dal titolo “Sfida te stesso, così il Santone tende la trappola”, recita: “Le sette hanno nove vite, il pericolo è non accorgersi quando una nuova reincarnazione è già in atto…” Proseguendo si legge: “Quando si scorrevano gli elenchi dei componenti della setta del Sole, che si erano dati fuoco in circolo, emergevano banchieri e musicisti di talento. Tra i raeliani che clonano il nulla figurano avvocati ed artisti. E questi credevano o credono in fiabe neppure tanto elaborate, in Testamenti di serie B? Improbabile. Volevano e vogliono, piuttosto, espiare Sfuggire a un successo basato su una frode originale, o comunque spropositato, bruciare quel che resta della propria vita in un falò senza vanità, dove si rinuncia a tutto, per arrendersi psicologicamente, sessualmente e infine anche fisicamente.”
Sig. Direttore, in primo luogo presumo che Lei sappia che il Parlamento Europeo di Strasburgo si è chiaramente espresso in materia di minoranze religiose con l’emanazione ufficiale di una diffida all’uso della parola “setta” in quanto, avendo acquisito una connotazione negativa, essa rappresenta un atto discriminatorio e quindi anticostituzionale.

Inoltre, alle Autorità statali si consiglia di evitare di fare la differenziazione tra sette e religioni.

(Consiglio d'Europa in materia di sette - Relazione del Comitato per gli Affari Legali e i Diritti Umani. Rapporto a cura di Adrian Nastase, 13 Aprile 1999. Il 22 Giugno dello stesso anno il presente documento è stata adottato all'unanimità dal Consiglio d'Europa.)

(http://xenu.com-it.net/txt/europa4.htm)

I continui vostri riferimenti a quei rari gruppi esoterici che si sono contraddistinti per i loro comportamenti criminali, come l’Ordine del Tempio del Sole, contribuiscono senza ombra di dubbio a creare un clima di panico, portando all’inquietudine e all’intolleranza nei confronti del variegato mondo delle minoranze religiose.

Nel mondo sono censiti circa 20.000 movimenti religiosi, come afferma Massimo Introvigne, Direttore del Cesnur (Centro Studi Europeo sulle Nuove Religioni). Egli dichiara inoltre che questi non sono né pericolosi né pregiudizievoli alla libertà, e che soltanto 200 circa (l’uno per cento) sono quelli dediti ad attività illegali perseguibili penalmente. Di fronte a queste cifre, ci si rende subito conto che una generalizzazione può soltanto essere originata da una ingiustificabile ignoranza sul fenomeno o un tentativo palese di manipolazione dell’opinione pubblica.

Mi permetto di ricordarLe l’importanza di attenersi al rispetto alla CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO, nella quale l’art. 18 recita:

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.”

Sig. Direttore, desidero avere da Lei un chiarimento sulla stretta analogia, esposta nell’articolo in questione, tra i componenti della “setta” del Tempio del Sole, che si sono suicidati, tra i quali figuravano banchieri e musicisti di talento, e i Raeliani, tra i quali, sempre secondo l’articolo, figurano avvocati ed artisti.

Cosa avrebbero in comune i componenti della “setta” del Tempio del Sole con i componenti del Movimento Raeliano, al quale non è mai stato ascritto alcun tipo di reato e che è legalmente riconosciuto in 90 Paesi del mondo?

Nel descrivere i Raeliani come persone che vogliono sfuggire a un successo basato su una frode originale… per bruciare quel che resta della propria vita… per arrendersi sessualmente psicologicamente e fisicamente… il Romagnoli da quale fonte ha attinto queste informazioni?

Il contenuto dell’articolo in questione può essere riassunto, senza timore di essere contraddetto, nella parole: DISCRIMINAZIONE DELLE MINORANZE RELIGIOSE E DIFFAMAZIONE DEI LORO MEMBRI.

Sig. Direttore, vorrei ricordarLe che il giornalista ha l’inderogabile obbligo del rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.

Oltre a ciò, il giornalista ha anche il dovere di rispettare il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.

A tale scopo, quindi, in rappresentanza dei 65.000 membri del Movimento Raeliano Italiano ed Internazionale, chiedo che venga rispettato il diritto alla rettifica delle informazioni contenute nell’articolo di cui sopra con la pubblicazione di questa lettera.

Colgo l’occasione per rammentarLe che il Movimento Raeliano scrive ed invia al Suo spett.le quotidiano molti comunicati stampa di cui non ho mai visto alcuna menzione e pubblicazione.

Si tratta spesso di comunicati che portano una visione sì anticonformista, ma sempre rispettosa dei diritti, della libertà, del benessere e della dignità degli esseri umani.

Vederli pubblicati sul Suo giornale darebbe l’ammirevole dimostrazione di una inversione di tendenza della attuale mancanza di rispetto verso le minoranze religiose, perché sono sicuro che anche Lei, come noi Raeliani, sogna un mondo migliore dove l’informazione non sia più pilotata dai poteri politici, finanziari e religiosi.

“Cui prodest?” ripetevano i latini… A chi giova, infatti, Sig. Direttore, questa campagna di demonizzazione e screditamento delle minoranze religiose?

In attesa di un Suo gradito ed ambito riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

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