Il Movimento Raeliano sostiene Franco Coppoli e chiede la rimozione del crocifisso dai muri di ogni edificio pubblico


13 feb, 2015
 Nessuno    Filosofia

Il Movimento Raeliano esprime totale solidarietà nei confronti di Franco Coppoli, docente presso l'istituto Allievi-Sangallo di Terni, reo di aver rimosso il crocifisso dai muri di un’aula scolastica


Il Movimento Raeliano esprime totale solidarietà nei confronti di Franco Coppoli, docente presso l'istituto Allievi-Sangallo di Terni, reo di aver rimosso il crocifisso dai muri di un’aula scolastica.

Già nel 2009, lo stesso docente si era reso protagonista di un simile gesto in un altro istituto presso il quale insegnava, che pagò a caro prezzo con il trasferimento all’attuale struttura.

Rael - fondatore e leader spirituale del Movimento Raeliano – ha sempre invocato il principio di laicità a la netta separazione tra Stato e Chiesa all'interno di una società che vuole davvero definirsi civile. Più volte in passato ha fatto appello agli atei, agli agnostici e ai liberi pensatori ovunque nel mondo perché continuino a denunciare ogni violazione dei diritti umani e costituzionali e della pari dignità dei credi religiosi. Ma anche e soprattutto a quei tanti cattolici che, coerenti con lo spirito cristiano, desiderano vivere la propria fede senza imporla agli altri.

“La laicità dello Stato implica il pluralismo confessionale e culturale”, ha dichiarato oggi Marco Franceschini, responsabile nazionale del Movimento Raeliano. “Perché allora negli edifici pubblici ci si ostina ad esibire il crocifisso, favorendo così la religione cattolica rispetto a tutte le altre confessioni religiose? Ciò rappresenta la conseguenza più evidente e concreta dell’ossessiva invadenza della Chiesa cattolica nelle questioni di natura pubblica”.

Il Movimento Raeliano auspica che i governanti italiani si facciano garanti di quel pluralismo religioso tanto sbandierato quanto ignorato, liberando in tal modo gli italiani dalla loro condizione di sudditi di uno Stato clericale.

“Siamo fiduciosi - prosegue Franceschini - che non sia troppo tardi per invertire questa discriminatoria tendenza e riprendere il cammino verso una vera società civile che riconosca a tutti, nessuno escluso, il diritto di esercitare la propria fede religiosa, liberi dal peso di una croce che rappresenta soltanto un simbolo di tortura e sofferenza e che è in effetti molto lontana dal rappresentare il vero messaggio d’amore e di speranza di Gesù”.