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Papa Francesco e la condanna della tortura, il Movimento Raeliano denuncia: “Parole ipocrite che non cancellano la realtà dei fatti”


07 lug, 2014
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Il Movimento Raeliano Italiano esprime profondo biasimo per le parole pronunciate da papa Francesco in occasione dell’Angelus di domenica 22 giugno, in cui il massimo esponente della Chiesa aveva condannato la pratica della tortura definendola “un peccato mortale, un peccato molto grave”

Il Movimento Raeliano Italiano esprime profondo biasimo per le parole pronunciate da papa Francesco in occasione dell’Angelus di domenica 22 giugno, in cui il massimo esponente della Chiesa aveva condannato la pratica della tortura definendola “un peccato mortale, un peccato molto grave”.

“Il Papa cattolico dimentica evidentemente che gran parte del successo della religione che pretende di rappresentare, così come l’imponente ricchezza accumulata nel corso dei secoli (si stima un patrimonio approssimativo di oltre 1000 miliardi di Euro), è stato ottenuto estirpando con la violenza ogni dissenso”, ha dichiarato Marco Franceschini, responsabile nazionale del Movimento Raeliano”.

Atei, scienziati, filosofi, liberi pensatori, omosessuali, donne, pagani, nessuno è stato risparmiato in passato dai convincenti mezzi di persuasione che la Chiesa ha messo in atto pur d’imporre la propria dottrina e reprimere sul nascere ogni devianza.

“Con quale coraggio egli osa puntare il dito, quando la storia del cristianesimo ha lasciato dietro di sé un’interminabile scia di sangue? Già qualcuno in passato non aveva forse detto di preoccuparsi della trave che si ha negli occhi, prima di volgere lo sguardo altrove? Fino a quando la Chiesa non riconoscerà i propri crimini come tali, e non solo come semplici errori di cui chiedere perdono, le sue parole saranno pura ipocrisia”, sottolinea Franceschini.

E’ proprio per questo motivo che Rael – fondatore e leader spirituale del Movimento Raeliano – si è detto disposto ad aiutare materialmente i discendenti di Giordano Bruno, il frate di Nola arso vivo dalla Chiesa nel 1600 con l’accusa di eresia e unanimemente riconosciuto come simbolo universale della libertà di pensiero, perché possano ottenere giustizia, non scuse.

“Voglio offrire un aiuto finanziario ai discendenti di Giordano Bruno affinché possano avviare un'azione legale nei confronti del Vaticano e ottenere 100 milioni di dollari di risarcimento per aver torturato ed assassinato il loro antenato, impedendo oltretutto che l'umanità potesse beneficiare di una grande quantità di conoscenze scientifiche”, ha dichiarato Rael in un comunicato stampa rilasciato nel mese di marzo.

"E' importante sottolineare come questa richiesta vada ad aggiungersi a quella formulata lo scorso febbraio dal Comitato dell’Onu sulla tortura, a termine dell’esame del primo rapporto consegnato dal Vaticano sui numerosi casi di abusi sessuali perpetrati dai preti cattolici", conclude Franceschini.

"Il comitato ha infatti sancito che la Santa Sede deve garantire risarcimento e piena riabilitazione alle vittime degli abusi, commessi da o con il consenso di funzionari dello Stato vaticano. Ancora una volta, il Movimento Raeliano fu il primo, in tempi non sospetti, a denunciare presso l'opinione pubblica l'attività criminale di una consistente parte del clero cattolico attraverso la creazione dell'associazione NOPEDO (www.nopedo.org).

Evidentemente la tortura è ancora argomento di attualità per la Chiesa cattolica".